Mondo virtuale: un soggiorno troppo prolungato. Quali conseguenze?

17 Mar 2018

 Quest’anno ha debuttato a Milano la digital week, un’iniziativa con più di 400 appuntamenti, tra il 15 e il 18 di Marzo, volti ad avvicinare le persone al mondo del digitale. 

 

 

 

L’innovazione tecnologica ha di certo trasformato il mondo del lavoro, dello studio, del tempo libero, la nostra intera vita. Ad oggi quanti potrebbero vivere senza smartphone, tablet  o computer? Credo davvero pochi. L’altra faccia della medaglia del progresso digitale e dell’essere sempre connessi è il rischio di cadere nella trappola che il mondo virtuale e i social network, in particolare, ci lanciano. Parliamo dell’allettante possibilità di poterci dissociare, disconnettere dalla realtà dell’ hic et nunc, a volte tanto faticosa, rifugiandoci in un mondo parallelo con regole e modalità totalmente differenti da quelle della quotidianità concreta. È chiaro che se le persone si formano in base alle esperienze che attraversano, vivere troppo a lungo in questa dimensione illusoria rischia di stravolgere eccessivamente il rapporto tra le persone, il comportamento e la comunicazione.

 

«La tecnologia dovrebbe migliorare la tua vita, non diventare la tua vita.»
Harvey B. Mackay

 

L’esperienza corporea diretta è il terreno sul quale si fonda il nostro senso di realtà, la dissociazione prolungata non può che avere delle conseguenze. Il nostro cervello è programmato per gestire relazioni reali vis a vis; un’esistenza vissuta in gran parte nel virtuale produce un’ipostimolazione delle aree ad esse deputate minando la capacità di empatia, di riconoscimento del linguaggio non verbale e del controllo delle risposte emozionali. È chiaro quanto ciò possa compromettere le relazioni interpersonali e la capacità di regolare le emozioni in caso di stress. Pensiamo a quante delle persone con cui chattiamo su WhatsApp, su Facebook, o su altri social, poi incontriamo effettivamente nella nostra quotidianità e quanto questo, a volte, possa provocare un senso di solitudine. È una condizione psicologica anche figlia dei nostri tempi determinata, in parte, dalla forte discrepanza tra le relazioni umane che un soggetto desidera avere (e che disperatamente ricerca tramite i mezzi illusori della tecnologia) e quelli che concretamente e autenticamente riesce a stabilire.

 

«L’uomo occidentale è sempre più altrove –connesso nella nebbia-  e sempre meno ancorato al corpo e alle sue sensazioni più profonde»

René Spitz

 

Nella rete non solo si evita il faccia a faccia, ma spesso non si ha un feedback diretto del nostro comportamento. Dall’altra parte dello schermo la persona sarà arrabbiata, divertita, triste, annoiata? La comunicazione è veicolata non solo dalle parole, ma dal tono, dai gesti, dalla postura, dal contatto oculare ed altri aspetti del linguaggio non verbale, che nel mondo virtuale vengono totalmente a mancare determinando fraintendimenti i quali, a volte,  possono provocare incrinature in un rapporto che reputiamo significativo.

É ovvio come queste caratteristiche del digital abbiano un riflesso sul comportamento. L’importante diventa pubblicare, aggiornare il profilo, ogni proprio spostamento, disinteressati della reazione dell’altro: «Poco interessa, l’importante sono i like». Ed ecco che in questi casi il virtuale diventa un palcoscenico in cui ci si può mostrare in una versione potenziata di Sé, non curandosi realmente dell’altro, ma gongolandosi per il numero di followers e per l’apprezzamento che si crede di ricevere, come se i social fossero al servizio di un Ego sempre al “top”.

 

«Tecnologia. L’abilità di organizzare il mondo in modo tale che non siamo costretti a farne l’esperienza.»

Max Frisch

 

Il digitale dovrebbe aiutare le persone a coprire grandi distanze, ad avvicinare le generazioni, con i nipoti che insegnano ai nonni e a semplificare alcuni processi riducendo il tempo necessario per alcune operazioni. C’è la speranza che questo tempo salvato possa essere utilizzato per fare esperienza della realtà con le sue fatiche, ma anche con la sua autenticità, nella possibilità di vivere appieno le proprie emozioni e le relazioni interpersonali.

 

 

Bibliografia

Trabucchi, P. Tecniche di resistenza interiore. Come sopravvivere alla crisi della nostra società. Mondadori, 2014.

Wallace, P. La psicologia di internet. Raffaello Cortina Editore, 2017.

Please reload

Seguimi

​© 2019 Claudia Palazzoli - Psicologa e psicoterapeuta