Il Teatro della Psiche: Freud o l’interpretazione dei sogni

Quest’anno si svolge la terza edizione della Brain Awareness Week che, dal 12 al 18 marzo, con una serie di iniziative a livello mondiale, promuove una campagna informativa sui progressi e benefici della ricerca sul cervello.

Platone si interessava al rapporto tra mente e corpo, e oggi, dopo secoli di studi e di scoperte, questo binomio si ripresenta anche nei termini della relazione tra mente e cervello. Se il cervello è identificabile con quell’organo fisico collocato nella scatola cranica, la mente è genericamente indicata come l’insieme delle diverse attività psichiche.

«Che quindi si possa parlare anche di Psiche?» Ritengo che la Settimana Mondiale del Cervello possa essere una preziosa occasione per riflettere su questo concetto, inteso come tutti quei processi psicologici, consci o inconsci, che guidano il comportamento umano. Queste funzioni della mente riguardano l’intelligenza, la memoria, la percezione e le esperienze interiori, come i sentimenti, le aspettative e i meccanismi inconsci, ecc.

Penso che lo spettacolo “Freud o l’interpretazione dei sogni” sia un’opera in grado di sollecitare nel pubblico un pensiero su tale tema, seppur circoscritto. Da spettatrice concordo con l’affermazione del regista: «...assistiamo alla costruzione emozionante e graduale di un sistema interpretativo del mondo, non solo del sogno...». È stato realizzato un vero e proprio “Teatro della Psiche” in cui Freud, come l’archeologo nei suoi scavi, scopre i vari strati per arrivare a quelli più profondi e nascosti. Sul palco campeggiano riproduzioni di antiche sculture, di busti decapitati, o mutilati, di resti da ricostruire, così come lo sono i sogni dei pazienti.

«Niente di ciò che abbiamo posseduto nella mente una volta può andare completamente perduto» Sigmund Freud

Nel tentativo di ricostruzione e restituzione di un senso nell’analisi dei sogni portati, Freud gradualmente scopre parti di Sé, come se le persone incontrate rappresentassero anche i personaggi della propria interiorità, della proprio mente, così diversi uno dall’altro. Tutto si muove intorno e dentro Freud, e così è per ognuno di noi, coinvolti in un continuo scambio tra il proprio teatro interiore e quello della vita, del mondo esterno.

Alla fine della rappresentazione teatrale il sipario sul fondo si apre e gli spettatori vengono riflessi su un grande specchio. Con questa immagine dirompente emerge il tema del Doppio e del Perturbante. L’ Io, attraverso la scissione, proietta sugli altri quegli aspetti rimossi ed indesiderati, che ci permettono di negare la nostra somiglianza con l’Altro, quando questa ci è scomoda. La rimozione riguarda non la realtà materiale, ma quella psichica, qualcosa di molto antico e primitivo che prima o poi è destinato a ritornare. I desideri e le tendenze più contraddittorie e inaccettabili trovano espressioni grazie ai doppioni del sognatore, che rappresentano aspetti parziali della nostra personalità e ciò è stato drammatizzato in maniera mirabile in scena: ecco il rimosso che ritorna! Questa drammatizzazione tra fantasia e realtà ha fatto emergere quel senso di familiare, tenuto segregato in un angolo della propria mente.

É chiaro quanto questo sia perturbante perché sconvolge il riconoscere noi stessi al di fuori di noi, e quanto sia faticoso perché mette in evidenzia quanto sia difficile, nel corso della vita, tenere insieme le diverse parti di Sé.

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​© 2019 Claudia Palazzoli - Psicologa e psicoterapeuta